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Nozioni basilari di PRONTO SOCCORSO

I DISTURBI DELLA RESPIRAZIONE

 

I DISTURBI DELLA CIRCOLAZIONE

 

I DISTURBI CARDIACI

 

LA RIANIMAZIONE

 

LE PRINCIPALI LESIONI A CARICO DELL'APPARATO LOCOMOTORE

 

LE FERITE

 

LE USTIONI

 

ALTRE



I DISTURBI DELLA RESPIRAZIONE [torna su]

 

Soffocamento

Asfissia

Asma

Iperventilazione


 

Soffocamento[torna su]

È il caso del corpo estraneo penetrato nelle vie respiratorie. Le vie aeree possono essere ostruite o per la presenza di corpi estranei quali cibo, vomito, o, specie nei bambini piccoli, oggetti, giochi o dolci, o per patologie che provocano un rigonfiamento acuto delle mucose della gola (edema della glottide).
In presenza di un soggetto incosciente, anche la lingua cadendo all’indietro, può impedire all’aria di penetrare.
Sintomi generali
Il soggetto mostrerà difficoltà nel respirare e nel parlare, il colorito della pelle e delle labbra sarà bluastro (cianotico), e porterà le mani al collo afferrandolo.
Cosa fare
Fate chinare il soggetto in avanti, colpite con il palmo della mano, diverse volte la regione tra le scapole.
Se questo non dà risultato (dovrebbe espellere il corpo estraneo), tentate la manovra di Heimlich:

a

mettetevi alle spalle del soggetto, agganciate le mani al di sotto della gabbia toracica e tirate verso di voi con un colpo secco, portando le mani verso di voi e verso l’alto. Provate questa manovra più volte anche alternandola ai colpi sulla schiena.
Se il soggetto perde conoscenza ponetelo nella posizione laterale di sicurezza e colpite tra le scapole.

s

Se non riprende a respirare, in posizione supina, praticate delle compressioni del diaframma e, appena ripreso il respiro, rimettetelo in posizione laterale di sicurezza. Nel frattempo, cercando di non abbandonare il soggetto, chiedete a qualcuno di chiamare il soccorso con il 118.

 

Asfissia [torna su]

Si verifica quando il sangue non può ossigenarsi o per un impedimento alla penetrazione dell’aria, o per incapacità dell’emoglobina di legarsi all’ossigeno.
Esistono vari tipi di asfissia, schematicamente possiamo citare l’asfissia di origine “meccanica” e l’asfissia di origine ventilatoria.
La prima si realizza quando il soggetto resta immobilizzato dal peso di persone (folla in fuga), oppure da macerie (frane, terremoti), così che la gabbia toracica non può più espandersi e, l’aria non può penetrare nei polmoni. La seconda si realizza quando l’aria inspirata è satura di fumo (durante gli incendi), o di gas tossici come per es. CO (ossido di carbonio); in questa condizione l’aria penetra nelle vie respiratorie ma l’ossigeno non riesce a legarsi all’emoglobina o perché il suo contenuto è scarso o perché i gas tossici (CO) si legano per primi occupando i recettori ad esso dedicati.
Sintomi generali
Colorito bluastro della pelle e delle mucose ad eccezione che nell’asfissia da CO dove il colorito è invece rosso accesso.
Cosa fare
Eliminate l’origine dell’impedimento alla respirazione, es. dei pesi sul torace che ne impediscono i movimenti o terra o altro materiale che dovesse ostruire il naso e la bocca. Controllare se il soggetto respira. Se si, ed è incosciente, ponetelo in posizione laterale di sicurezza. Se non respira iniziate la respirazione artificiale e chiamate il 118; se inoltre vi è assenza di attività cardiaca associate il massaggio cardiaco. Se l’asfissia è stata provocata da inalazione di fumi o gas, prima di tutto allontanate la vittima dal luogo sede dell’incidente, e portatela in ambiente dove possa respirare aria pura.

 

Asma [torna su]

Può essere di origine allergica o essere scatenato da fattori emotivi. Consiste principalmente, in una difficoltà alla fuoriuscita dell’aria dai polmoni causata
dalla contrazione delle vie aeree.
Sintomi generali
Difficoltà alla respirazione, con un prolungamento della fase espiratoria, accompagnata da un sibilo o fischio, come descrivono alcuni. Colorito bluastro delle labbra; il soggetto appare angosciato, ansioso.
Cosa fare
Prima di tutto rassicurare la persona, è infatti molto importante che riesca a rimanere calma altrimenti l’ansia peggiora la situazione respiratoria.
Fatela sedere con la testa e il torace piegati leggermente in avanti Controllate la frequenza del respiro ed il polso; se la difficoltà respiratoria è notevole
chiamate il soccorso 118.

 

Iperventilazione[torna su]

In alcuni casi di stress o paura, può succedere che la persona venga colpita da iperventilazione. In questo caso viene espirata (cacciata dal corpo) troppa anidride carbonica. La regolazione di questo problema avviene inspirando la propria aria, magari con l'aiuto di una busta.
Sintomi generali
Caratteristiche dell'imperventilazione è un dolore alle mani ed alle dita.
Cosa fare
Le misure da intraprendere in caso di iperventilazione sono:
- Incoraggiare il colpito a tranquillizzarsi
- Regolarizzare la sua respirazione con dei comandi (uno, due, uno, due...)
- Farlo, come detto, respirare in una busta fino a che la respirazione non si regolarizza.

 


I DISTURBI DELLA CIRCOLAZIONE [torna su]

 

Svenimento

Shock


 

Svenimento [torna su]

Lo svenimento è una momentanea perdita di conoscenza dovuta ad una temporanea riduzione di afflusso di sangue al cervello; può essere dovuta ad un’emozione intensa, ad una riduzione della pressione arteriosa, al caldo intenso. È benigno e si risolve in breve tempo.
Sintomi generali
il soggetto apparirà pallido, talvolta solo lievemente sudato; il polso è lento.
Cosa fare
Essendo l’obiettivo quello di migliorare la circolazione cerebrale si metterà il soggetto a terra, tenendo le gambe in alto, afferrandolo alle caviglie oppure utilizzando un sostegno adeguato, come cuscini o una sedia rovesciata.

f d

Quando il soggetto si riprenderà rassicuratelo, e dopo alcuni minuti mettetelo a sedere, se in questa posizione riavverte malore invitatelo a piegarsi in avanti tenendo la testa tra le gambe. Fatelo alzare in piedi solo quando siete sicuri che si sia ripreso. Se il soggetto malgrado la posizione non riprende conoscenza, chiamare il soccorso 118.

 

Shock [torna su]

Mentre nello svenimento è solo il cervello che soffre per un inadeguato apporto di sangue e quindi di ossigeno, nello shock il sistema cardiocircolatorio è incapace a fornire una adeguata quantità di sangue ai tutti i tessuti periferici cioè a tutto l’organismo.
Nello shock la diminuzione del flusso è acuta e grave e conduce, se non corretta in tempo, a disturbi metabolici seri, a danni permanenti o a morte. Lo shock è sempre accompagnato da diminuzione della pressione sanguigna. I motivi che conducono allo shock sono diversi, tra i principali:
- il meccanismo di pompa del cuore non adeguato (come avviene nell’infarto del miocardio);
- la notevole diminuzione del volume sanguigno (come avviene in un’anemia acuta da emorragia, o nelle ustioni estese);
- gravi reazioni allergiche a farmaci, a punture d’insetto ecc.
Sintomi generali
Il soggetto è pallido con sudorazione fredda; il polso è poco apprezzabile perché “debole”, ma è molto frequente; progressiva debolezza fino alla perdita di conoscenza; respirazione difficoltosa e frequente.
Cosa fare
Porre il soggetto a terra in posizione supina, con le gambe sollevate, come per lo svenimento.
Se perde conoscenza utilizzare la posizione laterale di sicurezza, sempre però tenendo gli arti inf. sollevati. Chiamare il 118. Controllare polso e respiro, e se necessario iniziare la rianimazione.

 

I DISTURBI CARDIACI [torna su]

 

Angina Pectoris

Infarto cardiaco

Arresto cardiaco


 

Angina Pectoris [torna su]

Consiste in una riduzione del flusso sanguigno nelle arterie coronarie che insorge più frequentemente, ma non solo, durante uno sforzo fisico, camminare, salire le scale, o dopo un’emozione intensa.
Sintomi generali:
Il soggetto è costretto a fermarsi, avvertirà oppressione o vero dolore al petto, e porterà la mano sullo sterno. Il dolore potrà essere irradiato al collo ed alle mandibole, oltre che al braccio sinistro che potrà avvertire come dolente o “addormentato”. Il respiro potrà essere superficiale.
Cosa fare
Fate sedere comodamente il soggetto, tranquillizzatelo e rassicuratelo. Controllate la frequenza cardiaca, se avvertite un aumento ed una irregolarità del
battito, o se il dolore dovesse durare più di 5-10 minuti, chiamate il 118. Tenetevi pronti per la rianimazione che, comunque, è raramente necessaria in caso
di angina pectoris.

 

Infarto cardiaco [torna su]

L’infarto cardiaco consiste nella necrosi (morte) di una porzione più o meno estesa del tessuto muscolare cardiaco (miocardio), causata dall’improvviso arresto nel flusso sanguigno a valle del distretto interessato.
L’interruzione viene perlopiù generata da un trombo che ostruisce il ramo principale dell’arteria coronaria. Se l’infarto è molto esteso o se colpisce zone particolari, può sopraggiungere un arresto cardiaco con conseguente morte del soggetto.
Sintomi generali
Il dolore, come sede ed irradiazione, è simile a quello dell’angina ma si differenzia per l’intensità e la durata che sono maggiori. Inoltre mentre il dolore anginoso insorge generalmente sotto sforzo e migliora o scompare con il riposo, quello dell’infarto può insorgere anche durante il riposo e non migliora con esso.
Il soggetto avverte una sensazione di morte imminente, il colorito è pallido cereo, le labbra possono essere bluastre, il viso è ricoperto di sudorazione fredda, il polso è frequente, il respiro affannoso.
Cosa fare
Ponete il soggetto in posizione comoda, semiseduto, e con le gambe piegate; mettete se possibile dei cuscini per sorreggere le spalle e la testa.
Rassicuratelo e chiamate il 118, o, se potete, fatelo chiamare da qualcun altro per non lasciarlo da solo; perché il rischio che sopravvenga un arresto cardiaco è molto alto. Fate riferire sempre al soccorso che temete un infarto. Controllare perciò sempre il polso e la respirazione e rianimare se necessario.

 

Arresto cardiaco [torna su]

Per arresto cardiaco s’intende l’arresto della funzione cardiaca con conseguente arresto del flusso ematico a tutti gli organi ed apparati. Se questa condizione persiste oltre un certo numero di minuti si hanno danni irreversibili in alcuni organi primo fra tutti il sistema nervoso centrale, e successivamente la morte.
Sintomi generali
Il soggetto è incosciente, manca il polso, manca il respiro. Il colorito è grigio-cianotico.
Cosa fare
Verificare l’assenza di polso (usare il carotideo), e di respiro. Chiamare il soccorso 118. Iniziare il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale alternati per sostenere il circolo in particolare quello cerebrale.

 

LA RIANIMAZIONE [torna su]

 

Respirazione artificiale

Massaggio cardiaco

Rianimazione cardiorespiratoria


Respirazione artificiale [torna su]

RESPIRAZIONE A BOCCA A BOCCA
1. ponete il soggetto con la schiena a terra e togliete dalla bocca ogni oggetto mobile (dentiere);
2. liberate le vie aeree mettendo due dita sotto il mento, sollevare la mascella e contemporaneamente mettere l’altra mano sulla fronte, e portare bene la testa all’indietro, in questo modo si eviterà che la lingua ricada all’indietro ostruendo il passaggio dell’aria
3. chiudere il naso del soggetto mettendo due dita a pinza sulle parti laterali
4. inspirare profondamente mettere le vostre labbra a ventosa sulla sua bocca (esistono delle maschere monouso che proteggono il soccorritore da problemi di
malattie contagiose)
5. soffiare decisamente, controllando che il torace si sollevi a seguito dell’espansione dei polmoni
6. togliere le labbra, aspettare che il torace sia tornato in posizione normale, inspirare e procedere ad una successiva insufflazione con una frequenza di 10-12 atti al minuto.

 

Massaggio cardiaco [torna su]

1. Ponete il soggetto supino a terra o comunque su una superficie rigida; inginocchiatevi vicino e trovate con due dita il punto in cui le ultime costole si uniscono
allo sterno.
2. Appoggiate la base del palmo dell’altra mano sullo sterno in corrispondenza del punto suddetto, togliete le due dita e ponete la mano sopra l’altra, intrecciando le dita.
3. Tendete le braccia e praticate una compressione decisa; lo sterno dovrà abbassarsi di 4-5cm. perché questa manovra sia efficace, le dita dovranno essere sollevate così da non traumatizzare le costole con la pressione.
4. Rilasciate poi la pressione senza però spostare le mani. Ripetete poi le compressioni regolarmente, con una frequenza di 100 atti al minuto.

ss

 

 

Rianimazione cardiorespiratoria [torna su]

Se siete in presenza di un soggetto che non respira e non ha polso dovete sempre associare la respirazione artificiale con il massaggio cardiaco.
La tecnica può essere eseguita da una, o meglio due persone.
Se siete da soli:
• prima di tutto chiamare il soccorso col 118;
• liberate poi le vie aeree sollevando all’indietro il capo e liberate la bocca da ogni oggetto mobile;
• praticate 30 compressioni toraciche;
• praticate 2 insufflazioni;
• riprendete 30 compressioni e 2 insufflazioni;
• non fermatevi mai, neanche per controllare il polso, tranne quando il soggetto dia segni di ripresa: tosse, movimento, respiro;
• quando il polso e la respirazione saranno presenti ponete il soggetto in posizione laterale di sicurezza e attendete l’ambulanza controllando ogni 2 minuti polso e
respiro.
Se siete in due:
Situazione ottimale in quanto l’esecuzione delle compressione toraciche è faticosa e dopo pochi minuti l’efficacia delle stesse può essere ridotta per stanchezza del soccorritore.
Se si è in due si può prevedere un cambio ogni due minuti tra i due soccorritori da eseguirsi nel più breve tempo possibile e con le seguenti modalità:
• il soccorritore che esegue le compressioni toraciche e che si sente stanco chiede il cambio, prima di iniziare una nuova serie di 30 compressioni; terminata la serie si alza e si porta alla testa del soggetto svenuto;
• nel mentre l’altro soccorritore esegue le due ventilazioni e si sposta a fianco del paziente, ed esegue le compressioni toraciche;
• il primo soccorritore, ora alla testa del soggetto, esegue due ventilazioni, proseguendo la sequenza ventilazioni:compressioni (30:2).

 

LE PRINCIPALI LESIONI A CARICO DELL'APPARATO LOCOMOTORE [torna su]

 

Contusione

Distorsione

Lussazione

Frattura



Contusione [torna su]

A seguito di un urto contro una superficie dura, come già riportato in altro capitolo di questo manuale, lo strato posto tra la parte superiore della cute e la superficie ossea sottostante, viene schiacciato e, in conseguenza di tale schiacciamento, si può avere la formazione di ecchimosi ovvero di ematoma a seconda dell’entità della fuoriuscita di sangue dai vasi del derma. In tali condizioni, pertanto, non vi è alcuna lesione ossea.
Sintomi generali:
Il soggetto infortunato presenterà, a carico della regione colpita dal trauma:
• DOLORE,
• GONFIORE
• LIMITAZIONE DEI MOVIMENTI.
Tali sintomi saranno più evidenti nel caso in cui sia interessato dal trauma un distretto
articolare.
In conseguenza del trauma contusivo e della successiva perdita di sangue negli strati più
profondi, la zona in cui si è verificata la contusione, presenterà una caratteristica variazione
cromatica: si passerà dapprima dal colorito rosso al bluastro nel giro di poche ore
e, nei giorni successivi, la zona presenterà una colorazione tendente al giallo.
Cosa fare:
Vediamo a questo punto qual è il giusto comportamento del soccorritore in una situazione del genere. Come prima cosa è opportuno fare in modo che cessi la fuoriuscita di sangue dai vasi lesi mediante:
APPLICAZIONE LOCALE DI GHIACCIO
sulla parte colpita dal trauma. È quindi necessario effettuare un
BENDAGGIO AL FINE DI IMMOBILIZZARE LA PARTE
e, infine,
MANTENERE L’ARTO IN POSIZIONE SOLLEVATA.
Vediamo ora, invece,
CHE COSA IL SOCCORRITORE NON DEVE ASSOLUTAMENTE FARE:
innanzitutto
NON APPLICARE CALORE NÈ MASSAGGIARE LA PARTE COLPITA DAL TRAUMA,
in quanto, così facendo, si favorirebbe con l’una e/o l’altra manovra, l’aggravamento della situazione clinica del soggetto, nel senso che verrebbe favorita l’ulteriore fuoriuscita di sangue nella regione colpita dal trauma contusivo. Vale la pena ricordare che, qualora l’urto sia stato particolarmente valido, il medico
potrebbe ritenere indispensabile l’effettuazione di una Radiografia del segmento osseo interessato dal trauma, al fine di mettere in evidenza eventuali fratture ossee.

 

Distorsione [torna su]

Se il trauma colpisce un distretto articolare, vi può essere l’interessamento della capsula articolare e dei legamenti di rinforzo della capsula stessa, senza che si determini contemporaneamente una perdita dei rapporti articolari: in tali evenienze si parla di distorsione. A seconda della gravità, si possono distinguere, procedendo dalla meno grave alla più grave:
• distorsioni di primo grado
• distorsioni di secondo grado
• distorsioni di terzo grado.
Strutture articolari che più di frequente vanno incontro a traumi distorsivi, sono:
• caviglia
• ginocchio
• polso
• dita, etc.
Sintomi generali:
Il soggetto infortunato presenterà
• DOLORE,
inoltre, a carico del distretto articolare colpito dal trauma distorsivo, si avrà
• GONFIORE, per la presenza di versamento all’interno dell’articolazione interessata, e
• LIMITAZIONE DEI MOVIMENTI.
Cosa fare:
Il soccorritore, come già riportato nelle pagine precedenti a proposito della contusione, provvederà a mettere in atto alcuni accorgimenti, che consentiranno di evitare un aggravamento della situazione clinica locale:
• APPLICAZIONE DI GHIACCIO SULL’ ARTICOLAZIONE COLPITA
• BENDAGGIO AL FINE DI IMMOBILIZZARE L’ARTICOLAZIONE INTERESSATA DAL TRAUMA
• ARTO IN POSIZIONE SOLLEVATA
Vediamo, invece, che cosa il soccorritore non deve assolutamente fare:
• APPLICARE CALORE e/o
• MASSAGGIARE l’articolazione colpita dal trauma distorsivo, in quanto così facendo aumenterebbe il versamento ed il gonfiore all’interno dell’articolazione.
Inoltre, è opportuno evitare di effettuare, a carico dell’articolazione colpita,
• BENDAGGIO ECCESSIVAMENTE STRETTO,
in quanto si verrebbe a creare un ostacolo al normale flusso del sangue con possibile insorgenza di patologie a carico del sistema vascolare (arterie e vene).
Anche in questo caso, come già accennato in precedenza a proposito delle contusioni, il medico può ritenere necessario richiedere un’indagine radiografica, al fine di mettere in evidenza eventuali fratture a carico delle strutture ossee interessate dal traumatismo distorsivo.

 

Lussazione [torna su]

In conseguenza di un trauma di una certa validità, talvolta si può verificare, a carico di alcuni distretti (spalla, gomito, etc.), la perdita dei normali rapporti articolari a causa della fuoriuscita dei capi ossei dalla capsula che li conteneva in precedenza.
Sintomi generali:
Tale situazione, più grave di quella descritta in precedenza, è caratterizzata fondamentalmente da:
• DOLORE localizzato in corrispondenza dell’articolazione interessata dal trauma;
inoltre il soggetto presenterà, a causa delle caratteristiche della lesione stessa,
• DEFORMAZIONE A CARICO DELL’ARTICOLAZIONE E DELL’ARTO COLPITO, dovuto alla perdita dei normali rapporti tra le ossa all’interno della
articolazione con fuoriuscita dei capi articolari.
Inoltre, per la perdita dei normali rapporti articolari, sarà presente anche:
• LIMITAZIONE OVVERO ASSENZA DEI MOVIMENTI A CARICO DI QUEL DISTRETTO ARTICOLARE.
Cosa non fare:
Cosa non fare in questi casi:
• Innanzitutto il soccorritore non dovrà mai cercare di ridurre la lussazione:
in considerazione delle importanti strutture presenti è opportuno che la riduzione venga effettuata da personale qualificato in ambiente specialistico, dopo eventuale indagine radiografica, praticata al fine di chiarire meglio la situazione creatasi a livello articolare, a seguito del trauma stesso. Infatti, lesioni nervose e/o vascolari potrebbero determinare seri problemi a carico del segmento colpito.

 

Frattura [torna su]

È un’improvvisa interruzione della continuità di un osso, determinatasi generalmente a seguito dell’urto contro un oggetto o ad un violento trauma che abbia causato nel contempo anche una distorsione a carico di un’articolazione: questo tipo di frattura viene detta post-traumatica. In alcuni casi la frattura si può verificare anche senza apparenti traumi in quei soggetti che, però, presentino stati patologici particolari: questo tipo di frattura viene definita patologica. Le fratture si verificano con maggiore frequenza negli adulti, per una serie di motivazioni legate:
- alla minore elasticità delle ossa,
- al maggiore peso corporeo,
- alla presenza di eventuali patologie ossee concomitanti (osteoporosi).
Inoltre, si parlerà di:
• frattura esposta: quando i monconi dell’osso fratturato lacerano i piani muscolari e la cute e fuoriescono all’esterno. In tale tipo di frattura, esiste notevole facilità di infezione dei monconi.
• frattura diafisaria, se interessa la parte centrale (diafisi) dell’osso;
• frattura epifisaria, se interessa la parte prossimale o distale dell’osso (epifisi);
• frattura completa, se l’interruzione è completa;
• frattura incompleta, se l’interruzione è solo parziale; tale tipo di frattura è abbastanza frequente nei bambini.
Sintomi generali:
Il soggetto infortunato lamenterà:
• DOLORE VIOLENTO, localizzato a livello dell’osso fratturato;
• IMPOSSIBILITÀ AD EFFETTUARE I MOVIMENTI NEL DISTRETTO COLPITO
• GONFIORE.
Inoltre, localmente sarà anche presente una zona di deformità dovuta ai monconi ossei fratturati.
Cosa fare:
• IMMOBILIZZARE L’ARTO FRATTURATO CON MOLTA CAUTELA,
cercando di lasciare libere le dita. Potranno pertanto essere utilizzati bende, foulard, bastoni, manici di scopa.
• BLOCCARE LE ARTICOLAZIONI A MONTE ED A VALLE RISPETTO ALL’OSSO FRATTURATO
Vediamo che cosa invece non bisogna mai fare:
• FAR MUOVERE IL SOGGETTO
• FORZARE LA PARTE COLPITA
• TENTARE DI RISTABILIRE LA NORMALE SITUAZIONE DELL’OSSO FRATTURATO: TALE MANOVRA PUÒ RISULTARE CONTRO-PRODUCENTE E DANNOSA IN MANI POCO ESPERTE (POSSIBILITÀ DI LESIONI VASCOLARI E NERVOSE).
Inoltre bisognerà
• PRESTARE PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE FRATTURE ESPOSTE: SI INFETTANO CON FACILITÀ; PERTANTO SI DOVRÀ PORRE
LA MASSIMA ATTENZIONE AD UTILIZZARE SOLO BENDE STERILI.
In ambiente ospedaliero verrà effettuato bendaggio gessato, da rimuovere dopo un certo periodo di tempo oppure si potrà ricorrere ai cosiddetti fissatori esterni, utilizzati soprattutto in caso di fratture a carico del corpo (diafisi) delle ossa lunghe; in alcuni casi sarà necessario l’intervento chirurgico.
La guarigione delle fratture avviene con la formazione del cosiddetto callo osseo, entro un periodo di tempo variabile a seconda di una serie di fattori relativi a:
a) età e stato generale del soggetto,
b) distretto osseo colpito,
c) situazione locale dell’osso fratturato (eventuale presenza di osteoporosi e/o altri processi patologici),
d) eventuali terapie in atto.

 

LE FERITE [torna su]

 

Ferite al torace

Ferite all'addome

Emorragie

Emorragie interne

Emorragie esteriorizzate

Emorragie cerebrali



Ferite al torace [torna su]

Una ferita che penetra nel torace può produrre una grave lesione interna agli organi contenuti nel torace stesso e può anche mettere in comunicazione l’esterno con il cavo pleurico portando alla complicanza del pneumotorace. In questi casi, pertanto, gli scopi da porsi sono: coprire la ferita con garza sterile; prevenire o ridurre al minimo lo shock ponendo il soggetto in posizione semiseduta se è cosciente (fig. 15), in posizione laterale di sicurezza se è incosciente (fig.); il trasporto urgente in ospedale. È importante ricordare che i corpi estranei non vanno assolutamente rimossi.

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Ferite all'addome [torna su]

La gravità di una ferita addominale può manifestarsi con un’emorragia esterna, con una fuoriuscita del contenuto addominale o con un’emorragia interna. Il rischio di infezione è alto. Anche in questo caso non va mai tolto il corpo estraneo perforante né vanno effettuate manovre per far rientrare l’intestino fuoriuscito. L’infortunato va messo in posizione stesa con gambe flesse.

 

Emorragie[torna su]

Si è ritenuto opportuno l’inserimento di tale argomento in questo capitolo tenuto conto dello stretto rapporto con il problema delle ferite. Per emorragia si intende la fuoriuscita di sangue dal torrente circolatorio. La fuoriuscita del sangue può avvenire all’esterno del corpo attraverso una ferita (emorragie esterne) o all’interno (emorragie interne); si può anche verificare l’evenienza che il sangue si raccolga all’interno del corpo per poi fuoriuscire attraverso un orifizio naturale (emorragie esteriorizzate). Le emorragie esterne, a seconda del tipo di vaso sanguigno che è stato danneggiato
si classificano in:
emorragia arteriosa: il sangue è ben ossigenato e rosso vivo e, sotto la pressione della pompa cardiaca fuoriesce con forza dalla ferita a intermittenza. Un’arteria recisa può portare rapidamente a svuotamento del torrente circolatorio.
emorragia venosa: il sangue è di colore rosso scuro o brunastro. La pressione è inferiore a quella del sangue arterioso ma, poiché la parete del vaso è elastica, il sangue può ristagnare all’interno.
emorragia capillare: il sangue, di colore rosso vivo, stilla tutto intorno alla ferita.
La perdita di sangue è in genere trascurabile. L’ecchimosi è l’emorragia capillare che si verifica all’interno dei tessuti, sotto la cute integra, per un trauma contusivo. Quali sono i compiti del primo soccorritore?
• controllare l’emorragia, senza estrarre mai eventuali corpi estranei;
• prevenire lo shock;
• ridurre al minimo il rischio di infezione;
• organizzare il trasporto urgente in ospedale.
In particolare il trattamento delle grandi ferite prevede:
1. togliere o tagliare gli indumenti per scoprire la ferita.
2. esercitare una pressione diretta con le dita, preferibilmente con garza sterile (fig.). Se non si può esercitare la pressione, per la presenza di un corpo estraneo, comprimere sui due lati della ferita;
h
3. sollevare e sostenere l’arto ferito al di sopra del livello del cuore.
4. se il sanguinamento è abbondante è utile far distendere la persona.
5. eseguire il bendaggio della ferita lasciando sul posto la garza. Il bendaggio deve essere saldo ma non stretto in modo tale da bloccare la circolazione. Se c’è un corpo estraneo che sporge dalla ferita, sistemare due tamponi ai lati dell’oggetto fino ad un’altezza che permette di mettere la benda sopra il corpo estraneo senza comprimerlo.
6. fissare e sostenere la parte ferita.
7. chiamare l’ambulanza, assistendo la vittima per evitare lo shock.. Cercare di tranquillizzare l’infortunato; l’agitazione aumenta le pulsazioni del cuore e quindi l’emorragia.
8. controllare la fasciatura per vedere se c’è infiltrazione (si può eventualmente aggiungere una fasciatura a quella preesistente) e controllare la circolazione al di là della fasciatura.

Emorragie gravissime (arteriose)
Le emorragie arteriose, cioè quelle che interessano i vasi che portano il sangue dal cuore alla periferia, sono molto pericolose, potendo determinare gravissime emorragie. In questo caso non basta comprimere la ferita ma si deve comprimere tra il cuore e la ferita lungo il decorso dell’arteria principale. Il soccorritore deve mantenere la compressione fino al completamento dell’assistenza.
È necessario, pertanto, tenere presente i punti di compressione a distanza dei quali solo alcuni sono rappresentati nella figura:
fg

1. compressione della carotide (emorragia del collo). Si comprime la carotide a lato della trachea, al di sotto della ferita. La persona è semiseduta.
2. compressione della succlavia (emorragia della spalla e dell’arto superiore). Si infossa il pollice dall’alto in basso sulla “saliera”.
3. compressione dell’arteria ascellare (emorragia della parte alta del braccio). Si comprime nel cavo ascellare con i pollici affiancati e paralleli.
4. compressione dell’arteria femorale (emorragia dell’inguine o dell’arto inferiore). L’arteria femorale attraversa il bacino al centro della plica inguinale. Far sdraiare l’infortunato stando in ginocchio a fianco dello stesso; comprimere sulla plica inguinale con il pugno chiuso, premendo con tutto il peso del corpo.
È importante, inoltre, tenere presente che:
- Nelle emorragie delle parti alte del corpo: è necessaria la posizione semiseduta;
- Nelle emorragie delle parti basse del corpo: posizione orizzontale con gambe sollevate.
Vi possono essere situazioni particolarmente gravi che richiedono l’utilizzo del laccio
emostatico arterioso.
È necessario, però, avere ben presenti le seguenti condizioni:
1. Meglio non farne facile uso perché rischioso
2. Va usato solo in casi estremi:
- arto amputato
- frattura esposta con grave emorragia
3. Si applica solamente:
- al di sopra del gomito
- al di sopra del ginocchio
4. Scrivere in modo visibile:
- soggetto portatore di laccio emostatico
- ora esatta in cui il laccio è stato applicato
ATTENZIONE: solo il medico deve togliere il laccio!

Le amputazioni di arti o dita
Sono situazioni gravissime nelle quali è necessario:
1. arrestare l’emorragia:
a) grosse amputazioni: laccio emostatico
b) amputazione di dita: fasciatura compressiva
2. disinfettare (non disinfettanti alcolici ma a base acquosa)
3. mettere la parte amputata in un sacchetto di plastica pulito, ermeticamente chiuso e sistemato in un contenitore con il ghiaccio.
4. trasportare al più presto in un centro di CHIRURGIA.

Emorragie interne [torna su]

Sono determinate da lesione dei vasi senza lesioni di continuo della cute, con conseguente raccolta di sangue all’interno del corpo.
Si possono verificare due situazioni:
Ematoma: raccolta di sangue nei tessuti molli. In questo caso usare il ghiaccio nelle prime 12-24 ore per non far aumentare il versamento.
Perdita di sangue in una cavità: trauma (es. rottura milza, reni); patologie (es. ulcera gastrica perforata).
Come si sospetta un’emorragia interna in assenza di fuoriuscita di sangue?
Sulla base della presenza di sintomi dello stato di shock:
• pallore estremo (ma cianosi delle estremità e delle labbra)
• cute fredda e umida
• brividi, tremori
• polso piccolo e frequente
• respiro rapido e superficiale
• agitazione e poi sonnolenza
• evoluzione verso il coma e l’arresto cardiaco
Il Primo Soccorso consiste nel mettere l’infortunato in posizione anti-shock e coprirlo, senza, però, usare borse calde, in quanto un’eccessiva vasodilatazione potrebbe essere controproducente, accentuando l’abbassamento della pressione.
Non bisogna somministrare caffè, alcoolici e stimolanti del cuore poiché l’aumentata frequenza cardiaca (caffè e stimolanti) o la vasodilatazione (alcool) aumentano la perdita di sangue.
È, comunque, importante, l’ospedalizzazione immediata.

 

Emorragie esteriorizzate [torna su]

Si verificano quando, a seguito della lesione di un vaso senza interruzioni di continuo della cute, il sangue si raccoglie all’interno del corpo per poi fuoriuscire attraverso i suoi orifizi naturali che sono:
L’orecchio: bisogna muovere l’infortunato il meno possibile. (otorragia) Posizione laterale sul lato che sanguina.
Non tamponare poiché la compressione può aggravare il danno dei tessuti.
Il naso: si può trattare di due situazioni:
• Rinorragia dopo trauma cranico: ghiaccio; non tamponare.
• Epistassi: testa inclinata in avanti; comprimere la narice che sanguina; impacchi freddi su naso e fronte; eventuale batuffolo di cotone con acqua ossigenata (non tampone emostatico).
La bocca: in questo caso il sangue può provenire
• dalla bocca (estrazione dentaria): tamponcino e ghiaccio.
• dalle vie respiratorie (traumi o patologie):
paziente cosciente: posizione semiseduta
paziente incosciente: posizione laterale di sicurezza
• dall’apparato digerente:
posizione laterale di sicurezza; borsa del ghiaccio.
L’intestino (traumi o patologie): posizione orizzontale con gambe sollevate. Le vie urinarie (traumi o patologie): posizione orizzontale con gambe sollevate. L’apparato genitale femminile (metrorragia): posizione orizzontale con gambe sollevate.
È sempre necessario l’intervento del medico.

 

Emorragie cerebrali [torna su]

Sono alterazioni gravi che possono determinare serie compromissioni della funzionalità del sistema nervoso centrale.
Sono dovute ad alterazione del letto vascolare in soggetti sofferenti di ipertensione arteriosa o arteriosclerosi.
In questi casi l’esordio è caratterizzato da perdita di coscienza che può essere più o meno prolungata in funzione della gravità della lesione. È possibile riscontrare un polso pieno, un respiro lento o alterato, una asimmetria delle pupille o midriasi. A secondo della zona colpita può evidenziarsi perdita della sensibilità e/o motilità a carico di un emilato o di un arto. Il soccorritore dovrà accertare lo stato di coscienza del soggetto, verificare respiro e battito cardiaco (ricordare che in caso di necessità bisogna effettuare massaggio cardiaco e respirazione bocca/bocca, quale primo soccorso) e porre il soggetto in posizione laterale di sicurezza, quindi, chiamare il 118 avvisando delle condizioni del paziente.

 

LE USTIONI [torna su]

 

Classificazione

Primo soccorso

 



Classificazione [torna su]

Si tratta di lesioni della pelle dovute a:
- agenti fisici: raggi (solari, ultravioletti, fonti radioattive), elettricità (corrente a basso voltaggio, ad alto voltaggio, fulmini), calore (fuoco, vapore, olio bollente etc.)
- agenti chimici: acidi e basi forti (soda caustica, candeggina etc.)
La gravità dell’ustione si valuta in base a:
- natura dell’agente causale;
- profondità;
- estensione.
I GRADO: interessano solo lo strato superficiale della cute
Sintomi: rossore (eritema)
gonfiore (edema)
dolenzia
II GRADO: (danno più profondo con formazione di vescicole piene di liquido:
flittene).
La gravità dipende dall’estensione e dalla conseguente perdita
di liquidi
III GRADO: morte dei tessuti.
Tutti gli strati della pelle sono stati danneggiati.
Il danno si può estendere anche a nervi e muscoli.
La pelle può essere pallida o nerastra
Esige sempre cure mediche anche se di piccole dimensioni

Primo soccorso [torna su]

I GRADO: È necessario raffreddare la parte ustionata con impacchi di acqua fredda. Somministrare antipiretico in caso di febbre.
II GRADO: Immergere la parte in acqua fredda e dare da bere per riequilibrare la perdita di liquidi. Medicare con garza sterile. Se la bolla si rompe è necessario procedere alla medicazione come per le ferite. Usare tubulare di rete per mantenere aerata la lesione In ogni caso, poiché le ustioni di II grado sono molto suscettibili alle infezioni:
NON toccare la parte lesa
NON rompere le vescicole
NON mettere lozioni, unguenti o grassi sulle ferite
Comunque, bisogna tenere presente che le ustioni di dimensioni superiori ad una moneta devono essere curate in un Pronto Soccorso Ospedaliero.
III GRADO: Non togliere i vestiti se incollati alla pelle per evitare l’aggravamento delle lesioni. Coprire le lesioni con garza sterile Dare da bere. Posizione anti-shock. Ospedalizzazione.

 

ALTRE [torna su]

 

Punture di insetti

Folgorazione

Intossicazione

Colpo di calore

Assideramento

Crisi epilettica

 



Punture di insetti [torna su]

Le punture di api, vespe e calabroni sono, di solito, più dolorose ed allarmanti che pericolose. Alcune persone, tuttavia, sono allergiche a questi veleni e possono sviluppare una grave reazione che è lo shock anafilattico. Molti insetti introducono nella pelle un pungiglione altri il loro siero.
Primo soccorso:
Si può provare ad estrarre il pungiglione con pinzette disinfettate, senza premere e senza insistere. Bisogna tenere presente che sono elementi pericolosi:
a) il numero elevato di punture
b) il luogo della puntura (faccia, lingua e gola per il rischio di edema della glottide, occhio)
c) sensibilità individuale accentuata (bambino, soggetto allergico)
In caso di shock o di edema della glottide portare d’urgenza in un centro di rianimazione.


Folgorazione [torna su]

L’elettricità può essere causa di alcuni infortuni, sia in ambito domestico, sia anche in ambito lavorativo, di diversa gravità. Le motivazioni che sono alla base di tale tipo di infortunio, sono rappresentate fondamentalmente da:
• difetto di installazione dell’impianto elettrico,
• distrazione, superficialità, negligenza, del soggetto stesso infortunato.
Al passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo umano, possono seguire lesioni a carico di:
• Cute: il cosiddetto marchio elettrico testimonia l’avvenuto contatto tra il cavo elettrico e la cute; tali lesioni presentano una zona a forma di cratere di colorito scuro, possono avere differente gravità. In alcuni casi si può giungere anche alla carbonizzazione dell’arto colpito.
• Muscoli: si hanno contrazioni muscolari, che in alcuni casi possono giungere alla contrazione spasmodica del diaframma e dei muscoli respiratori.
• Sistema nervoso: si possono avere disturbi
a) neurologici di tipo sensitivo, crisi epilettiche,
b) a carico degli occhi soprattutto a livello della retina, della cornea, del nervo ottico,
c) a carico dell’apparato uditivo con deficit di vario tipo; in alcuni casi sono presenti anche vertigini.
d) psichici: stato confusionale, amnesia, disturbi a carico della parola.
• Apparato cardiovascolare: vi possono essere tachicardia, disturbi a carico della pressione arteriosa, della circolazione coronarica con crisi ischemiche che possono portare anche all’infarto del miocardio.
A volte, in caso di contatto con cavo dell’alta tensione, è possibile anche che il soggetto venga spinto a notevole distanza.
La gravità delle lesioni precedentemente descritte dipende da:
1. Caratteristiche della corrente elettrica (intensità, frequenza, tensione).
2. Resistenza elettrica del corpo umano e presenza o meno di strutture isolanti il soggetto stesso (cute asciutta o bagnata o sudata, tipo di calzature utilizzate, pavimento bagnato ovvero asciutto, etc).
3. Tempo di contatto del corpo con l’elettricità.
4. Percorso della corrente nel corpo stesso (lesioni più gravi nel caso in cui il percorso interessi il cervello, il cuore).
Sicuramente la situazione di maggiore impegno e gravità è rappresentata dall’arresto cardiorespiratorio, che può condurre a morte il soggetto infortunato.
COSA FARE IN CASO DI INFORTUNIO ELETTRICO:
Innanzitutto, al fine di evitare che si inneschi un meccanismo a catena per cui anziché soccorritore si sia vittima, occorre:
• Evitare di toccare direttamente il corpo dell’infortunato prima che sia stato interrotto il circuito elettrico. È opportuno, prima di toccare il soggetto, isolare il proprio corpo servendosi di assi di legno, strutture in gomma
• Interrompere il circuito staccando la corrente. Qualora non fosse possibile mettere in atto tale tipo di intervento, liberare il soggetto infortunato dal contatto: è opportuno non toccarlo mai direttamente, ma servirsi sempre di bastoni, manici
di scopa, guanti in gomma
• In caso di paziente privo di coscienza: provvedere a mettere in atto le manovre di rianimazione cardiaca e respiratoria
• In caso di soggetto cosciente: controllare il polso ed il respiro. Porre il soggetto quindi in posizione di sicurezza
• In caso di ustioni, valutare la gravità delle lesioni; servirsi solo di garze sterili
• Trasportare il soggetto in ospedale per le eventuali ulteriori terapie.

 

Intossicazione[torna su]

In alcuni casi ci si può trovare di fronte a situazioni causate da assorbimento di sostanze velenose e/o tossiche. Bisogna innanzitutto precisare che le intossicazioni, conseguenti a tale assorbimento, possono essere:
• Intenzionali
• Accidentali.
Non ci occuperemo delle prime, in quanto esulano dai compiti di questo manuale. Per quanto riguarda invece le seconde, con le quali ci si può imbattere con maggiore frequenza, ricorderemo che esse possono verificarsi nella gran parte dei casi per errore o per distrazione. In questo capitolo, dopo averne descritto le caratteristiche generali, si parlerà delle intossicazioni da ossido di carbonio.
L’intossicazione può avvenire per:
a) Ingestione,
b) Inalazione,
c) Assorbimento attraverso la cute, di una determinata sostanza.
In ogni caso, subito dopo aver utilizzato una di queste tre vie d’entrata, le sostanze passano in circolo e giungono al fegato, dove vengono trasformate, nella maggioranza dei casi, in prodotti non tossici ed eliminate attraverso le feci, l’apparato respiratorio, la saliva, etc..
In alcuni casi, però, le sostanze sono trasformate in prodotti più tossici della sostanza originaria.
È opportuno a questo punto parlare della etichettatura delle sostanze chimiche, in quanto in alcuni casi tale conoscenza può aiutare nel soccorso di un intossicato, in quanto consente di fornire dati più precisi alla struttura di emergenza contattata telefonicamente allorché si sia verificata una intossicazione acuta. Tutti i prodotti
chimici pericolosi sono per legge etichettati, al fine di
• identificare il tipo di prodotto utilizzato,
• indicare i rischi per l’uomo, per l’ambiente,
• le modalità di conservazione del prodotto stesso.
Tutti i contenitori delle varie sostanze presentano infatti dei simboli (pittogrammi), che consentono di identificare la tipologia di pericolosità della sostanza presente in tale contenitore (tossicità, nocività, infiammabilità, esplosività, etc.); alcune sostanze hanno contemporaneamente diverse caratteristiche tra quelle descritte in precedenza, pertanto avranno un numero maggiore di simboli (pittogrammi).
Sull’etichetta, infine, relativamente al prodotto sono riportati consigli in merito:
• alle modalità di stoccaggio
• alle precauzioni da adottare in caso di utilizzo
• al corretto smaltimento del prodotto stesso.
In caso di sospetta intossicazione è necessario conoscere la sostanza che può aver determinato tale episodio: pertanto sarà importante recuperare e conservare i contenitori delle sostanze ritenute responsabili delle intossicazioni.
Cosa fare:
a) In caso di ustioni e di contatto con gli occhi: si rimanda ai capitoli specifici.
b) In caso di ingestione: chiedere notizie al soggetto in merito al tipo di sostanza ingerita.
c) In caso di inalazione: portare il soggetto in un altro ambiente o, eventualmente, all’esterno.
In ogni caso, sia nell’ipotesi b) sia nell’ipotesi c), verificare le condizioni:
a) neurologiche
b) cardiocircolatorie
c) respiratorie dell’infortunato.
Inoltre mettere il paziente, qualora incosciente, in posizione laterale di sicurezza. Chiamare il 118 specificare che trattasi di avvelenamento e fornire informazioni in merito:
• alle condizioni del soggetto,
• al tipo di sostanza inalata o ingerita,
• al tempo trascorso dall’ingestione o dall’inalazione della sostanza.
Cosa non fare:
• SOMMINISTRARE ALCOOLICI
• STIMOLARE IL VOMITO IN SOGGETTO INCOSCIENTE
• STIMOLARE IL VOMITO IN CASO DI INGESTIONE ACCIDENTALE DI VARECHINA O DI ALTRE SOSTANZE CAUSTICHE.
IL MONOSSIDO DI CARBONIO
Si sviluppa a seguito della incompleta combustione del carbone e di altre sostanze: principali fonti di avvelenamento da ossido di carbonio sono bracieri, gas di scarico, etc. Trattasi di un gas inodore. L’ossido di carbonio possiede una notevole affinità per l’emoglobina del sangue, maggiore di quella dell’ossigeno. Il composto che si forma a seguito del legame tra l’ossido di carbonio e l’emoglobina, viene definito carbossiemoglobina.
Sintomatologia:
• cefalea,
• vertigini,
• disturbi respiratori,
• sonnolenza,
• confusione mentale,
• crisi comiziali,
• perdita di coscienza,
• coma.
Il soggetto presenta un caratteristico color rosso ciliegia a carico della cute e delle mucose.
Cosa fare: portare il soggetto all’aperto, assicurarsi che le vie aeree siano libere, trasportare il paziente in ospedale per le opportune terapie.

Colpo di calore [torna su]

I meccanismi della termoregolazione sono situati nel sistema nervoso centrale e provvedono al costante adeguamento dell’acquisizione o perdita di calore secondo condizioni esterne e le necessità interne dell’organismo. L’acquisizione di calore è data:
- dalla conversione del cibo in energia a livello cellulare,
- dall’attività muscolare,
- dall’assorbimento da fonti esterne (sole, aria calda, cibi e bevande calde).
La dispersione del calore avviene attraverso l’irradiazione della pelle e del respiro o grazie al contatto con oggetti freddi che sottraggono calore al corpo. Quando fa molto freddo i vasi periferici si costringono, la circolazione si rallenta per evitare la dispersione di calore. In condizioni di caldo eccessivo, invece, i vasi periferici si dilatano per permettere un maggior afflusso di sangue e quindi una maggiore cessione di calore ai tessuti con possibilità di sudorazione. In ambienti particolarmente caldi, umidi e poco ventilati possono concretizzarsi le condizioni per un eccessivo accumulo di calore nel corpo umano con fenomeni di malessere generalizzato sino alla perdita di coscienza.
La mancata evaporazione del sudore è alla base dello sconvolgimento del delicato equilibrio della termoregolazione con la comparsa di un quadro patologico caratterizzato all’inizio da malessere, stordimento, cefalea, colorito rosso acceso, profonda sudorazione, nausea, vomito.
Tale sintomatologia ben presto evolve verso lo stato di shock con calo della pressione, polso piccolo e frequente, pallore, respiro superficiale. È necessario trasportare il soggetto in ambiente fresco e ventilato, porre impacchi
freddi, evitando bruschi raffreddamenti, far bere a piccoli sorsi acqua leggermente salata, se il paziente è cosciente.
In caso di shock porre il soggetto in posizione laterale di sicurezza con gambe sollevate.Evitare di far scendere bruscamente la temperatura sotto i 39° potrebbe provocare collasso.
CAUSE:
- ambienti caldi umidi non arieggiati
- mancata evaporazione della sudorazione
SINTOMI:
- malessere, stordimento
- cefalea, colorito rosso acceso
- profonda sudorazione, nausea vomito
- stato di shock con calo della pressione, polso piccolo e frequente, pallore, respiro superficiale.
COSA FARE:
- trasportare il soggetto in ambiente fresco e ventilato
- porre impacchi freddi,evitando bruschi raffreddamenti
- se cosciente,.far bere piccoli sorsi di acqua leggermente salata in caso di shock: - porre il soggetto in posizione laterale di sicurezza con gambe sollevate.
Evitare di far scendere bruscamente la temperatura sotto i 39°: potrebbe provocare collasso.

Assideramento [torna su]

È dovuto alla permanenza dell’individuo in ambienti con freddo intenso e protratto. Anche in questo quadro morboso i sistemi nervosi della termoregolazione subiscono uno sconvolgimento per le precarie condizioni dettate dall’ambiente esterno. La vasocostrizione cerebrale è alla base dei disturbi accusati da questi soggetti che mostrano tachicardia, fiacchezza fisica e mentale, irritabilità, difficoltà di vista e di parola, lentezza nel ragionamento sino al torpore. Ben presto compare polso debole, respiro lento sino al coma ed arresto cardiorespiratorio. In questi casi è necessario trasportare il soggetto in ambiente asciutto e caldo, ma non eccessivamente riscaldato.
Togliere gli abiti se bagnati o gelati, cercare di riscaldare il paziente con massaggi e con panni caldi, senza avvicinare direttamente fonti di calore. Somministrare bevande tiepide-calde zuccherate.
NON DARE ALCOOLICI (la vasodilatazione aumenterebbe la dispersione di
calore!).

 

Crisi epilettica [torna su]

È provocata dall’improvvisa attivazione di un gruppo di neuroni del sistema nervoso centrale che producono degli impulsi anomali. Il movimento, la sensibilità, la coscienza, funzioni tipiche di questo sistema, vengono sconvolte dall’improvvisa scarica di energia che supera ogni controllo e volontà.
Non molto si conosce sulle cause di questa malattia, ma i traumi del sistema nervoso centrale sono indicati tra le più frequenti. La manifestazione tipica è la comparsa di una variazione dello stato di coscienza seguita o meno da crisi convulsiva. Episodi di attacchi epilettici possono destare seria preoccupazione tra le persone occasionalmente presenti in considerazione dell’insorgenza improvvisa della sintomatologia, caratterizzata da perdita di coscienza e dalla possibilità di comparsa di violente convulsioni che interessano l’intero organismo. Per questa patologia si differenziano due quadri principali
a) CRISI DI PICCOLO MALE
consistente in una alterazione della coscienza o “assenza”, nella quale il soggetto (in prevalenza bambini) perde la nozione dell’ambiente esterno, non risponde alle domande più semplici, ma mostra lo sguardo fisso nel vuoto come se fosse altrove. Può essere seguita da movimenti tonico-clonici (contrazioni involontarie di gruppi
muscolari) senza arrivare alla vera e propria crisi convulsiva. Al rientro nella realtà il soggetto non ricorda nulla dell’accaduto.
b) CRISI DI GRANDE MALE
caratterizzata all’inizio da una serie di sensazioni tattili ed olfattive, segni “premonitori” dell’evento (“aura”), seguita da perdita di coscienza con caduta a terra senza difesa (sono possibili ferite anche gravi!!!), irrigidimento, convulsioni.
Il viso del soggetto è contratto, gli arti e l’intero corpo si muovono convulsamente con notevole forza, è possibile la comparsa di schiuma alla bocca, come il verificarsi del morso della lingua o la perdita involontaria di feci ed urina.
Al termine della crisi il soggetto cade in un sonno profondo dal quale si risveglierà non ricordando nulla dell’accaduto.
Cosa fare
Il soccorritore ha da eseguire pochi e semplici provvedimenti:
• non cercare di impedire la crisi, ma evitare che il soggetto nella caduta possa procurarsi lesioni traumatiche.
• controllare polso e respiro, assicurandosi che le vie aeree siano libere.
• evitare, se possibile, il morso della lingua
• slacciare cravatte o cinture.
• non abbandonare il soggetto da solo.
La crisi epilettica si differenzia dalla crisi isterica perché quest’ultima di solito avviene in pubblico e non è caratterizzata da “vera” perdita di coscienza. Il soggetto ricorda bene l’episodio, anche se a volte può mostrare una amnesia
“costruita” che facilmente è confutabile. Nel perdere coscienza il soggetto nel cadere non ha mai la possibilità vera di “farsi male”, la caduta dell’isterico viene definita “caduta con sicurezza” perché sono sempre presenti le reazioni istintuali di difesa che mancano nello stato di incoscienza.

 



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